Roma

Un Master in Turismo Sostenibile e Responsabile

Il Master in Turismo Sostenibile e Responsabile promosso dalla Accademia Creativa Turismo è un percorso formativo completo per lavorare all’interno delle imprese turistiche (Tour operator, agenzie tour organizer, Associazioni turistiche) che operano nel settore del turismo responsabile per la sostenibilità del territorio.

OBIETTIVI E DESTINATARI

Il Master in Turismo Sostenibile e Responsabile forma esperti in grado di progettare itinerari turistici all’insegna della Sostenibilità e della Responsabilità Sociale.

L’offerta formativa del Master consente di acquisire le competenze necessarie per l’Europrogettazione: ideazione, programmazione e gestione di un itinerario turistico, a livello nazionale ed europeo.

I candidati saranno Manager in grado di pianificare progetti turistici, finanziati a livello nazionale e europeo, curarne la comunicazione e il marketing, all’insegna della valorizzazione del territorio.

IL CANDIDATO IDEALE

Il candidato ideale al Master in Turismo Sostenibile e Responsabile ama programmare viaggi a tutto tondo, che permettano di scoprire bellezze naturali, culturali e storiche e che rispettino il territorio, garantendone la salvaguardia ambientale. Insegnare a viaggiare nel rispetto del territorio è la missione del Manager in Turismo Sostenibile e Responsabile.

SBOCCHI OCCUPAZIONALI

  •  Tour operator nazionali e internazionali
  •  Agenzie di viaggi e Agenzie Tour Organizer
  •  Associazioni turistiche
  •  Destination Management Company (DMC) e Destination Management Orgnization (DMO)
  •  Organizzazioni di consulenza turistica
  •  Auto-imprenditorialità / Libera professione

METOLOGIA DIDATTICA

Il master si avvale di una didattica esperienziale, experiential learning, che si basa sulla realizzazione progressiva di un project work con fasi sia di gruppo che individuali.

L’importanza del project work sta nel consolidare le conoscenze apprese all’interno di un lavoro professionale legato all’area di studio affrontata.

Le attività didattiche offrono l’opportunità di partecipazione ad alcune delle principali fiere del turismo in particolare quelle riservate al turismo culturale ed enogastronomico e consentono un contatto diretto con gli operatori turistici.

Sono previsti inoltre:

  •  Workshop con gli operatori turistici
  •  Visite sul territorio per entrare in contatto con le realtà del sistema turistico locale

+INFO: tel. 06.86984252
oppure visita il sito ufficiale

In bicicletta dalla Liguria a Roma

Sta per nascere una pista ciclabile che collegherà Ventimiglia a Roma: è la nuova Ciclovia tirrenica, che correrà lungo la costa passando attraverso tre regioni: Liguria, Toscana e Lazio. Il progetto sarà presentato nel 2020, poi patiranno i lavori che dovrebbero essere terminati dopo pochi mesi.

Gran parte dei tratti ciclopedonali già presenti in Liguria, in particolare quelli costieri, sono già pronti da tempo: un bellissimo esempio di intervento è quello realizzato a Sanremo, dove la vecchia tratta ferroviaria che correva lungo il mare è stata sostituita con la pista ciclopedonale, mentre la stazione e le rotaie dei treni che collegano l’Italia con la Francia sono state spostate più a monte.

La realizzazione della Ciclovia tirrenica avrà un’enorme rilevanza turistica, che porterà residenti e turisti a poter godere delle bellezze della costa ligure, toscana e laziale da una prospettiva completamente nuova.

Sarà un percorso unico lungo circa mille chilometri, che attraverserà alcuni dei luoghi più belli d’Italia, dalle Cinque Terre alla Costa degli Etruschi.

Sarà un percorso turistico dedicato agli amanti delle due ruote, capace di valorizzare il patrimonio naturalistico, paesaggistico e culturale di questa porzione di costa italiana, ma anche di intersecarsi con altri itinerari ciclistici importanti come le ciclovie europee ‘Mediterranea’ (EuroVelo 8), che parte dallo stretto di Gibilterra e attraversa Spagna, Francia, Italia, Slovenia, Croazia, Montenegro, Albania e Grecia per arrivare infine a Cipro per quasi 5.000 km, e la ‘Via Romea Francigena’ (EuroVelo5), che unisce Londra con il Sud Italia, arrivando fino a Brindisi dopo aver percorso 2.900 km.

Tutte le strade portano a Roma? Lo dice anche il Financial Times

Il viaggio di una giornalista del prestigioso giornale economico-finanziario del Regno Unito negli itinerari della Roma contemporanea.

La Grande Bellezza di Roma, ancor più dopo che il film di Sorrentino ha portato l’Oscar nella Capitale, incanta il Financial TimesOmnes viae Romam ducunt (tutte le strade portano a Roma) è l’incipit in latino del pezzo firmato da Maria Shollenbarger nella sezione “How to spend it”.

La giornalista americana traccia il suo itinerario nel “felice caos di alta cultura e cruda vita da strada, bellezza sacra e cauti affari”. E tra le strette vie di un “endlessly alluring” e “utterly bella figura-obsessed” centro storico, la Shollenbarger segnala locali e caffè, shop, gallerie d’arte contemporanea e il museo MaXXI.
Per una tappa fuori porta, il consiglio riguarda il Resort Vallefredda: febbraio e gennaio i mesi più tranquilli per una gita a Roma, maggio e il tardo settembre i mesi ideali, agosto da evitare, dice il Financial Times.

Omnes viae Romam ducunt, the saying goes: all roads lead to Rome. Medieval scholars purportedly coined it to explain how diverging paths of inquiry would lead to a single conclusion, but ancient history more than backs up the literal statement. (Well, sort of; at the height of the Empire, all major roads in fact radiated out from Rome, to its various vanquished territories.) Cut to 2014, and the urbs caput mundi is a happily chaotic jumble of high culture and gritty street life, sacred beauty and canny commerce.

Financial Times

+INFO: leggi l’articolo completo sul sito del Financial Times

Roma: 500 milioni per trasporti, mobilità sostenibile e sicurezza stradale

Dare uno sprint alla cura dei trasporti e alla mobilità sostenibile con interventi mirati per 500 milioni di euro di investimenti in tre anni: è quanto prevede il Bilancio di previsione 2019-2021 approvato dalla Giunta capitolina per ammodernare le metro A e B, completare il prolungamento della metro C, realizzare nuove infrastrutture, tram, corridoi filoviari, ciclabili, preferenziali e messa in sicurezza degli incroci più pericolosi.

“Un’iniezione di liquidità che consentirà di rivoluzionare il complesso dei trasporti a Roma. Una cascata d’investimenti per portare avanti progetti e opere che in concreto significano nuovi bus, tram, corridoi della mobilità, un collegamento metro più capillare, con un’attenzione particolare alla messa in sicurezza degli incroci più pericolosi a due passi dagli istituti scolastici. Grazie allo ‘Sblocca Roma’ realizzeremo un cambiamento radicale nella nostra città nei prossimi tre anni”, dichiara la Sindaca di Roma Virginia Raggi.

Roma Capitale prevede investimenti e opere pubbliche a favore della mobilità sostenibile, per cui si stanziano risorse per 40 milioni di euro dedicate alla progettazione e realizzazione di nuove ciclabili, isole ambientali, impianti semaforici, messa in sicurezza degli incroci più pericolosi, nuovi hub multimodali e attraversamenti pedonali luminosi.

È di circa 294 milioni di euro il finanziamento per la ‘cura del ferro’: l’ammodernamento delle linee metropolitane A e B e investimenti dedicati alla linea C, nuovi tram, corridoi della mobilità e prolungamenti filoviari.
Oltre 134 milioni di euro vengono destinati al trasporto pubblico locale con l’acquisto di autobus e la creazione e protezione di corsie preferenziali. A questi si aggiungono investimenti capillari per la messa a gara e l’avvio dei lavori di parcheggi di scambio vicino a metro e stazioni, per un importo complessivo di circa 23 milioni di euro.

“Parliamo d’investimenti che serviranno anche a realizzare nuove ciclabili, preferenziali, hub multimodali e nuovi impianti semaforici per Roma, non solo progettazione ma nuovi cantieri visibili a partire dal prossimo anno. Grazie alla puntuale programmazione messa in campo abbiamo garantito fondi per interventi capillari alle metropolitane che garantiranno un restyling delle linee e dei collegamenti tranviari con interventi mirati”, prosegue l’assessora alla Città in Movimento di Roma Capitale Linda Meleo.

“Abbiamo voluto disegnare per la città di Roma un piano d’investimenti fortemente espansivo per i prossimi tre anni. Una manovra da 1 miliardo e 120 milioni di euro, di cui quasi la metà andrà ai trasporti e alla mobilità sostenibile. Il resto della manovra sarà destinato alla manutenzione urbana e al welfare, con una maggior attenzione ai Municipi. Ora la manovra passerà all’Assemblea Capitolina per l’approvazione definitiva”, afferma l’assessore al Bilancio Gianni Lemmetti.

Gli investimenti in dettaglio

40 milioni per la mobilità sostenibile: di seguito gli interventi più rilevanti.

  • Realizzazione GRAB: 8,2 milioni di euro
  • Nuovi impianti semaforici e attraversamenti pedonali per un importo: circa 6,2 milioni di euro
  • Progettazione e realizzazione di nuove ciclabili: circa 6 milioni di euro. Tra queste il prolungamento della Monte Ciocci, le ciclabili Colosseo/Labicana/Manzoni/via Arenula in fase avanzata di progettazione e nuove piste come in viale dei Romanisti (ricucitura tra Torre Maura e Palmiro Togliatti) e via di Tor Bella Monaca, un collegamento diretto Casilina-Prenestina-metro C e la ciclabile di Tor Vergata.
  • Parcheggi per bici e hub multimodali: 5,5 milioni di euro
  • Nuove isole ambientali: 2,6 milioni di euro. Tra queste Ostia Antica, Casal Bertone, Monti e Quadraro Vecchio
  • Priorità semaforica trasporto pubblico locale: 2,4 milioni di euro
  • Attraversamenti pedonali luminosi con strisce a Led: 1,3 milioni di euro
  • Messa in sicurezza incroci più pericolosi: 1,1 milioni di euro
  • Acquisto varchi ZTL per la protezione delle preferenziali: 1 milione di euro.

La nuova “cura del ferro” per Roma (294 milioni di euro): di seguito gli interventi più rilevanti.

  • Completamento metro C: circa 170 milioni di euro. Per la realizzazione della terza linea metropolitana, compresa la project review della tratta da Venezia a Ottaviano (circa 30 milioni di euro)
  • Ammodernamento metro A e B: oltre 68 milioni di euro. Interventi a stazioni, binari e deviatoi, acquisto nuovi treni e sostituzione scale mobili e ascensori
  • Nuovi interventi filobus e manutenzione tram: oltre 40 milioni di euro
  • Corridoi della mobilità Eur-Tor de’ Cenci ed Eur-Tor Pagnotta: 9 milioni di euro
  • Realizzazione del nuovo tram su via Cavour, da Largo Corrado Ricci a piazza Vittorio Emanuele II: circa 2,6 milioni di euro
  • Istituzione nuovi moli di fermata trasporto pubblico: oltre 1 milione di euro.

E poi ancora, autobus e corsie preferenziali (134 milioni di euro): di seguito gli interventi più rilevanti.

  • Acquisto nuovi bus: circa 130 milioni di euro
  • Nuove corsie preferenziali e messa in sicurezza pedane tranviarie: 3 milioni di euro.
  • Una nuova cartina dei parcheggi: circa 23 milioni di euro. Progettazione e realizzazione di parcheggi vicino ai nodi di scambio, metropolitane e stazioni, tra cui Annibaliano, Conca d’Oro, Ponte Mammolo, Anagnina e Tor de’ Cenci, stazione di villa Bonelli e parcheggio di via Giulia.

Se desideri rimanere aggiornato sul tema di questo articolo, seguici su Twitter, aggiungici su Facebook o su Instagram, senza dimenticare di iscriverti al canale YouTube per non perdere i video!

 

Ciclovie: approvato il decreto che sblocca i fondi!

Ciclovie turistiche nazionali: lo schema di decreto approvato dalla Conferenza Unificata: si avvia il riparto di oltre 160 milioni per realizzare le infrastrutture di mobilità dolce di interesse nazionale.

La Conferenza Unificata dello scorso 8 novembre ha sancito l’intesa definitiva sul nuovo schema di decreto del MIT recante “Progettazione e realizzazione di un Sistema Nazionale di Ciclovie turistiche“.

Il riparto degli oltre 160 milioni di euro finalizzati a realizzare le Ciclovie di interesse nazionale si avvia dopo un iter che aveva visto lo schema interministeriale tra Beni culturali e Politiche agricole ottenere il via libera da parte di Regioni e Comuni lo scorso 12 luglio ma era poi stato bloccato dalla Corte dei Conti che non lo aveva registrato, rispedendolo al MIT con richiesta di maggiore specificazione di distribuzione delle risorse tra fase di progettazione e fase esecutiva delle opere.

Il supplemento di istruttoria ha comportato uno slittamento di un anno della scadenza massima per completare il progetto di fattibilità tecnico-economica del 100% di ciascun tracciato, indicando “almeno un lotto funzionale immediatamente realizzabile per ciascuna regione della singola Ciclovia“. Il nuovo termine è stato fissato al 31 dicembre 2020, non più al 31 dicembre 2019.

Risorse

Tra il 2016 e il 2024 saranno disponibili oltre 360 milioni di euro. I primi 161,8 milioni – per il triennio 2016-2019 – sono già ripartiti per ciascuna Ciclovia dallo schema di DM approvato l’8 novembre scorso.
La suddivisione riporta 4,78 milioni nel 2016, 50 milioni nel 2017, 67 milioni nel 2018 e 40 milioni nel 2019.
Il 
piano prevede successivamente 40 milioni di euro per ciascun anno, tra il 2020 e il 2024, che saranno ripartiti da successivi decreti, anche sulla base dei cofinanziamenti delle singole Regioni.

I primi 4,78 milioni sono stati erogati per le 4 amministrazioni capofila, che stanno progettando le Ciclovie Grab, VenTo, Sole e Acqua (Acquedotto Pugliese).

Quali sono, dopo tante attese, le 10 Ciclovie finanziate?

Il provvedimento contiene l’elenco definitivo delle Ciclovie:

  1. Sardegna (Cagliari – Bosa – Portotorres – Alghero – Santa Teresa – Dorgali – Illorai – Quartu S. Elena);
  2. Ciclovia dell’Acqua (da Caposele a Santa Maria di Leuca, attraversando Campania, Basilicata e Puglia lungo l’Acquedotto Pugliese);
  3. VenTo (da Venezia a Torino attraverso Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte);
  4. Sole (da Verona a Firenze, attraverso Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana);
  5. Adriatica (da Chioggia a Santa Maria di Leuca, attraverso Veneto, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia);
  6. Tirrenica (da Ventimiglia a Roma, attraverso Liguria, Toscana e Lazio);
  7. Magna Grecia (da Lagonegro a Pachino, attraverso Basilicata Calabria e Sicilia);
  8. TrLiVe (da Trieste a Venezia attraversando Friuli Venezia Giulia e Veneto);
  9. Ciclovia del Garda (anello con partenza e arrivo a Peschiera del Garda, attraversando i territori di Lombardia, Trentino Alto Adige e Veneto);
  10. Anello del Grab di Roma.

Scadenza per invio progetto di fattibilità: 31 dicembre 2020

Il Decreto sarà disponibile a breve e conterrà lo schema di accordo di programma che ciascuna Regione capofila (e il Comune di Roma per il Grab) dovrà sottoscrivere, aggiornando i protocolli d’intesa eventualmente già sottoscritti in precedenza.
L’accordo dovrà essere sottoscritto o aggiornato entro 90 giorni dall’entrata in vigore del Decreto.

Entro il 31 dicembre 2020 le Regioni capofila dovranno completare il progetto di fattibilità tecnico-economica della rete, applicando i requisiti di pianificazione e gli standard tecnici indicati in un apposito allegato allo stesso schema di Decreto.


CONFERENZA UNIFICATA DELL’ 8.11.2018:
Intesa ai sensi dell’articolo 1, comma 640 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 e della Sentenza della Corte Costituzionale del 7 marzo 2018, n. 74 e sullo schema di decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti recante “Progettazione e realizzazione di un sistema nazionale di ciclovie turistiche“.  Repertorio Atti n.: 116/CU del 08/11/2018

La Conferenza esprime l’intesa sull’ultima stesura del provvedimento in oggetto, con le seguenti raccomandazioni:

  • che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti provveda a inserire nell’Allegato Infrastrutture della Legge di Economia e Finanzia 2019 il prolungamento della Ciclovia Adriatica fino a Santa Maria di Leuca, così come previsto nell’Allegato Infrastrutture 2017 e che venga fissata come terminale nord della stessa la città di Venezia;
  • che venga previsto, a seguito della modifica del percorso della Ciclovia Adriatica come richiesto nel punto precedente, il possibile incremento delle risorse destinate all’elaborazione del Progetto di Fattibilità Tecnico ed Economica in ragione del prolungamento del percorso della stessa;
  • che nel nuovo Allegato Infrastruttura sia precisato il percorso della Ciclovia della Sardegna, attualmente indicato con Sassari-Sassari, con l’effettivo “Cagliari – Bosa – Portotorres – Alghero – Santa Teresa – Dorgali – Illorai – Quartu S. Elena”;
  • che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti istituisca con urgenza il tavolo tecnico volto all’attuazione di quanto previsto dalla legge 11 gennaio 2018, n. 2 “disposizioni per lo sviluppo della mobilità in bicicletta e la realizzazione della rete nazionale di percorribilità ciclistica” e all’eventuale conseguente adeguamento delle norme tecniche previste dalla direttiva 20 luglio 2017, n. 375;
  • che il predetto tavolo sancisca, tra l’altro, il valore, ai fini dello sviluppo della Rete Nazionale delle Ciclovie Turistiche, delle Ciclovie “trasversali”.

Roma, 8 novembre 2018

 

Fuori Roma: 12 luoghi da visitare lungo la via Cassia

Uscire dal centro dell’Urbe per entrare in un mondo dove natura, arte e leggenda si fondono: dodici occasioni per un “fuori porta” per chi vive a Roma, ma anche un itinerario ricco di fascino per chi è in vacanza. Ecco i 12 luoghi più belli lungo la Cassia: luoghi a pochi passi da Roma, racchiusi in tre siti di splendida bellezza disposti lungo il Parco di Veio, la Valle del Treja e la Riserva Naturale del lago di Vico.

1. Riserva dell’Insugherata

La Riserva naturale dell’Insugherata è un’area naturale protetta della Regione Lazio che occupa una superficie di 740 ettari tra la via Trionfale e la via Cassia, che presenta numerosi reperti archeologici al suo interno, oltre a costituire un corridoio naturalistico tra l’area urbanizzata a nord di Roma e il sistema naturalistico Veio-Cesano.

Da via Castagnola, vicino alla via Trionfale, si diparte un sentiero tra i rovi che segue la cresta della collina; questa scende abbastanza ripidamente al fondovalle, dove una sterrata a sinistra del fosso – accanto a campi coltivati circondati da spallette boschive – porta al fosso dell’Acqua Traversa.
Il percorso segue una valle in direzione nord-ovest/sud-est su sterrato, uscendo su via Panattoni (su terreno di proprietà privata) nei pressi della Cassia o, ancora oltre, percorrendo la valle della Rimessola fino all’uscita su via Taverna (lato Trionfale).
Per una passeggiata più breve, con ritorno al punto di partenza, si può scegliere di tornare indietro seguendo un percorso ad anello: arrivati alla base della collina, seguire la valle a destra in direzione ovest per entrare nel bosco con ripida salita su un sentiero attrezzato con scaloni e canaline realizzate per arrestare l’erosione del terreno sabbioso, fino al punto di partenza.

Per info su attività e servizi, contatta la Cooperativa Climax.


2. Isola Farnese

A pochi km da Roma, arroccato in cima ad una rupe vulcanica, c’è un luogo isolato e signorile che padroneggia sulla campagna romana: il Borgo di Isola Farnese. Qui, in passato, visse la cultura etrusca, grande antagonista di Roma. Qui, un tempo, sorgeva un Castrum Insulae, un accampamento circondato dal Fosso del Piordo, dalle valli della Storta e di San Sebastiano e da un fossato artificiale, che lo innalzavano e isolavano dalla campagna circostante. Fu solo intorno al XVII secolo, quando il Cardinale Alessandro Farnese acquistò il castello, che Borgo di Isola Farnese prese vita per come è conosciuto oggi, lasciando dietro di se solo qualche traccia, non ancora rivenuta, dell’antica città di Veio cui doveva essere aggregata.

Lungo la strada che ci conduce verso il Borgo di Isola Farnese, saltano da principio agli occhi grandi camere quadrate tagliate nella roccia. Esse sono le abitazioni e le stalle di quanti nel periodo medievale abitavano sotto la protezione del castello. Spesso in tufo, esterne alla cinta muraria, formavano il villaggio. Separato da queste abitazioni per mezzo di un fossato artificiale e da un ponte levatoio, al borgo vero e proprio si accedeva attraverso un arco posto all’ingresso dove lo stemma cardinalizio con i gigli dei Farnese ed i caratteri architettonici del XVI secolo, svettava in alto.

Oggi il palazzo baronale è set di matrimoni e di eventi aziendali, ma chi desidera visitarlo può contattare direttamente la proprietà.


3. Parco di Veio

Il Parco Naturale Regionale di Veio, con i suoi 15.000 ettari, è il quarto parco per estensione del Lazio: si estende a nord di Roma, tra la via Flaminia e la via Cassia, andando a lambire il confine della Riserva Naturale dell’Insugherata e comprendendo il cosiddetto Agro Veientano, in un territorio dove le componenti naturalistiche e storico-culturali si fondono in un paesaggio di particolare valore.

Ci sono 99 chilometri di sentieri (compresa la via Francigena) che il Parco ha recentemente ampliato e sviluppato: i percorsi sono segnalati con la numerazione del CAI (Club Alpino Italiano), che li ha inseriti nel proprio archivio nazionale.

I resti dell’antica città etrusca di Veio si trovano in prossimità del Borgo di Isola Farnese, poco fuori il Raccordo Anulare, su un ampio pianoro delimitato dai fossi del Piordo e della Valchetta. La città etrusca, che i romani chiamavano Veii, fu celebre rivale di Roma per il controllo del Tevere. L’area archeologica conserva monumenti di rilievo come il Santuario di Portonaccio, e le più antiche tombe dipinte d’Etruria: la Tomba dei Leoni Ruggenti e la Tomba delle Anatre.

Per info su attività e servizi, contatta l’Associazione Valorizziamo Veio.


4. Formello

Colonia romana di origine etrusca, Formello continua a mantenere l’atmosfera del tipico borgo medievale, al quale si accede attraverso una maestosa porta turrita: si visitano il Palazzo Chigi, già residenza Orsini del XV secolo e la Chiesa di San Lorenzo, che custodisce un’antica meridiana “a camera oscura, orologio solare all’interno dell’edificio che – posto sapientemente – è investito dai raggi solari che penetrano attraverso una stretta fessura per misurare lo scandire del tempo e offrire presagi astrali.

Formello è l’ultimo paese lungo la via Francigena prima dell’ingresso a Roma. Dopo una serie di lavori di recupero e messa in sicurezza finanziati da Regione Lazio e Comunità Europea, il percorso si snoda attraverso la valle del Sorbo, il centro storico, l’area della Pietrara e ancora, oltre la Cassia, fino alla necropoli di Veio. Ai viandanti con spirito pellegrino non sfuggirà la presenza dell’Ostello di Maripara, sedici letti a camerata sotto le antiche capriate di tre stanze di Palazzo Chigi, anche se la gestione risulta temporaneamente vacante.

Per info su attività e servizi, contatta l’Associazione Culturale Amerina (335.83686188 / Franco De Santis)


5. Mazzano Romano

Cuore dell’Agro Falisco, Mazzano è un centro circoscritto da un’antica cinta muraria che racchiude costruzioni di epoche diverse, dal tardo medioevo con elementi architettonici in peperino fino all’età rinascimentale, con il Palazzo Baronale di Everso e Dolce degli Anguillara (XV secolo). All’antico centro abitato si accede attraverso un arco a volta, incorporato nel palazzo baronale.

Negli immediati dintorni, una folta vegetazione dai colori cangianti al mutare delle stagioni ammanta i caldi toni rossi e marroni delle rocce tufacee, che formano alte pareti, pinnacoli, gole e tagliate. Vi sono aree archeologiche degne di un’escursione ma, su tutto, merita una visita il borgo di Calcata, considerato uno dei più incantevoli paesaggi laziali.

Per info su attività e servizi, contatta l’Associazione Thesan (349.4409855 | Pietro Labate)


6. Calcata

Già nell’avvicinarsi, la prima impressione che si ha Calcata è di trovarsi di fronte a un luogo dimenticato dal tempo, protetto da alte mura: il borgo si erge su uno sperone tufaceo che nel tempo ha subito frequenti crolli, tanto da essere condannato ad una lunghissima solitudine. Dagli anni ’30 del Novecento, il paese iniziò a spopolarsi e si immaginò persino di abbatterlo: i calcatesi si trasferirono a circa 2 km di distanza, costruendo un piccolo centro moderno (Calcata Nuova).

Ormai completamente abbandonato ed esposto a nuovi cedimenti del terreno, il borgo di Calcata fu allora chiamato il “paese che muore” (medesimo appellativo della più celebre Civita di Bagnoregio). Ma è proprio grazie a questo suo fascino decadente e surreale che il borgo fantasma è rinato, ripopolandosi di artisti, artigiani e intellettuali che, a partire dagli anni ’60, vennero da ogni parte del mondo in cerca di una dimensione di autenticità, in contrasto con l’incalzante società industriale e consumistica. L’antico borgo oggi è di nuovo abitato da persone che – pur di vivere in una sorta di “presepe” fuori dal mondo – hanno rinunciato a qualche agio della modernità.

Calcata non presenta monumenti di particolare interesse, eppure, a ragione veduta, è considerata un piccolo gioiello, grazie a particolari che rendono ogni passeggiata una continua scoperta.

Per info su attività e servizi, contatta l’Associazione Calcata Borgo Medievale


7. Il Parco regionale Valle del Treja

L’area protetta, ai confini della provincia di Roma con la provincia di Viterbo, si estende per circa 600 ettari ed è costituita da una fitta vegetazione caratterizzata da boschi di pioppi, olmi e salici, in un territorio fortemente caratterizzato dal paesaggio delle forre, pareti verticali scavate nelle rocce vulcaniche dalle acque del fiume Treja, interrotte qua e là da suggestive cascate.

Una passeggiata al fianco del Treja, a piedi o a cavallo, conduce nel cuore del Parco, dove si conserva un’importante area archeologica: una necropoli con resti di tombe e di un monumento adibito probabilmente al culto della fertilità femminile, cunicoli costruiti a scopo idraulico, vie di comunicazione e fortificazioni.

Il luogo più significativo di quest’area è senza dubbio Monte Gelato: impossibile descriverne il paesaggio che – con le sue cascate – è da vedere, da sentire e da… annusare. È uno scenario talmente particolare nei suoi colori e nella sua struttura, che spesso viene scelto da sceneggiatori e registi. Come ad esempio Roberto Rossellini che, nel 1950, lo elesse come set per le riprese del suo film “Francesco giullare di Dio”.
E’ una location da visitare in tutte le stagioni, perché ogni periodo regala colori e immagini diverse ma ugualmente surreali. Interessanti i resti di un mulino ad acqua (la “mola”), funzionante dal 1830 fino alla fine della seconda guerra mondiale.

In alternativa, da Mazzano Romano, seguendo il sentiero Suriano n. 12 (fate attenzione a non smarrirvi, perché non troverete segnaletica né segni sugli alberi) si sale per un centinaio di metri fino ad uscire dal bosco e incontrare una strada sterrata che conduce alla spettacolare (e incredibilmente abbandonata) necropoli dei Falisci, una popolazione preromana che abitava questa parte selvaggia del Lazio.

Per saperne di più, suggeriamo il sito ufficiale del Parco e il Blog Hikingarch


8. Riserva naturale Lago di Vico

Se siete in cerca di un’esperienza lontana dai rumori dalla città e immersa nel verde, il Lago di Vico è senza dubbio un’ottima scelta: il lago, di origine vulcanica, vanta il primato di altitudine tra i grandi laghi d’Italia, trovandosi ad oltre 500 metri sopra il livello del mare, nel cuore dei Monti Cimini, che offrono uno scenario di particolare morfologia e una cornice verde e florida.

L’origine del Lago di Vico è legata alla mitologica figura di Ercole che secondo la leggenda infisse la sua clava nel terreno per sfidare gli abitanti della zona chiedendo loro di sfilarla. Nessuno riuscì nell’impresa; quando Ercole la rimosse, un grande getto di acqua sgorgò dal terreno e riempì l’intera valle formando così il Lago di Vico. La realtà è invece che lo specchio d’acqua ha origini dalla lunga attività del vulcano Vicano: oltre 100.000 anni fa le sorgenti sottostanti e le grandi piogge riempirono la caldera vulcanica formando il Lago così come lo conosciamo oggi.

Per preservare la bellezza intatta del paesaggio, nel 1982 è stata istituita la Riserva Naturale del Lago di Vico su un territorio complessivo di oltre 4.000 ettari con un’altitudine che varia dai 505 ai 963 metri sul livello del mare, comprendendo i territori sotto la giurisdizione dei Comuni di Caprarola, Ronciglione e San Martino al Cimino., che meritano una visita.

Per saperne di più, suggeriamo il sito ufficiale della Riserva  e la sezione CAI di Viterbo (Club Alpino Italiano)


9. Caprarola

È certamente Palazzo Farnese il fulcro di Caprarola: gioiello dell’architettura rinascimentale manieristica, inizialmente progettato come fortezza, ha pianta pentagonale e cinque bastioni, sviluppato da Antonio da Sangallo il giovane su incarico del cardinale Alessandro Farnese. I lavori furono sospesi quando il cardinale divenne papa Paolo III. Fu per volontà del nipote Alessandro la trasformazione della fortezza in villa, affidando l’incarico a Jacopo Barozzi da Vignola, che mantenne la base precedentemente ideata.

Oggi Palazzo Farnese è di proprietà dello Stato Italiano, che lo gestisce direttamente tramite il Ministero per i Beni e le attività culturali e la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici del Lazio. Per informazioni su prezzi e orari di apertura, suggeriamo di contattare preventivamente il numero di telefono 0761.646052.

Anche il palato trova giusto conforto nel centro di questo paese arroccato su uno sperone tufaceo del versante sud dei monti Cimini: da sgranocchiare, la nocciola è senza dubbio una specialità, in varianti dolci e salate. Legata alla tradizione culinaria del territorio, trova ampio utilizzo nelle ricette della tradizione. E non solo nocciole: vino, olio, formaggi stagionati in grotta sotto paglia, e molto di più, per veri appassionati del buon mangiare.

Per saperne di più, suggeriamo il sito delle Guide Turistiche di VIterbo, da contattare info@guideviterbo.com


10. Ronciglione

Come in ogni paese della Tuscia, i paesaggi consentono al visitatore di buttarsi alle spalle la frenetica routine quotidiana: qui il tempo scorre lento, a misura d’uomo, soprattutto nelle stagioni diverse da quella che attrae il turismo balneare, concentrato sulle rive del Lago di Vico (che comunque rappresenta un’ottima alternativa alle spiagge affollate del litorale romano e viterbese!).

Difficile elencare le bellezze architettoniche, religiose e civili di questa cittadina posizionata sulle alture meridionali dei monti Cimini: Ronciglione è tutta da da vedere, da scoprire e da assaporare (è inutile dirlo, anche qui i sapori rapiscono i palati più esigenti, coccolando anche i meno interessati alla buona cucina). Basterebbe citare il lungo elenco di film e spot pubblicitari che sono stati girati tra le sue mura per capire da subito la bellezza scenografica di questo borgo arrampicato su uno sperone di tufo con vista panoramica sul vicino Lago.

Lungo la piacevole passeggiata in centro vi accompagna la sagoma del Castello della Rovere che qui chiamano “I Torrioni”: una costruzione che è appartenuta a tutte le grandi famiglie romane (Anguillara, Farnese e Della Rovere), che da sempre ha difeso il borgo dagli attacchi esterni. Nel centro del borgo c’è la Fontana degli Unicorni (1581), attribuita al Vignola ma in realtà di Antonio Gentili da Faenza. La chiesa più importante del borgo è il Duomo in stile barocco.

Nei dintorni c’è una natura straordinaria, che offre a questo luogo prodotti tipici di eccellenza (castagne, nocciole, vino, funghi) che lo hanno reso meta di un turismo gastronomico che ama il cibo genuino, in un borgo che ancora si conserva “come una volta”.
E poi a Ronciglione ci sono diverse cose da fare e vedere, come il famoso Carnevale o il Presepe vivente…

Per saperne di più, suggeriamo di rivolgersi alla locale Pro Loco.


11. San Martino al Cimino

È una tappa della Via Francigena, nel percorso compreso tra Bolsena e Sutri. Ma San Martino al Cimino non è solo questo: è paesaggi mozzafiato, è natura allo stato puro, è godere di un clima fresco in estate, è un paradiso per i buongustai, con funghi porcini e castagne a fornire la base di partenza per eccellenti escursioni gastronomiche.

Cresciuto intorno all’Abbazia cistercense, l’antico centro medioevale fu trasformato nel XVII secolo secondo i dettami dell’epoca, ma conserva l’originaria struttura urbanistica e la vecchia cortina muraria. La parte alta del paese conserva la Chiesa e il settecentesco Palazzo Doria Phamphili, costruito per volontà di Donna Olimpia utilizzando parte dei materiali avanzati dalla ristrutturazione dell’omonimo edificio di piazza Navona a Roma (a lei si deve la sistemazione dell’abitato, affidata a grandi nomi quali Marcantonio dè Rossi, Bernini e Borromini).

Per saperne di più, visita la pagina Facebook della locale Pro Loco.


12. Il Sentiero dei Briganti

Per chi desidera spingersi più lontano, segnaliamo infine l’esperienza straordinaria offerta dal Sentiero dei Briganti, ovvero delle persone che – alla fine dell’Ottocento – per sottrarsi ai rigori della legge e dalle pistolettate delle guardie, erano costrette a inventarsi una “mobilità alternativa” a quella dei giusti e onesti cittadini: la loro vita in fuga ha creato un reticolo di percorsi sottotraccia, sicuri e noti per loro ma pericolosi e oscuri per tutti gli altri.

Oggi anche noi possiamo percorrerle senza dover scegliere tra la borsa o la vita, sprofondati in alcuni degli scenari tutt’ora meno toccati dalla civiltà. Stiamo parlando di un percorso lungo circa 100 km, che attraversa due Riserve naturali, due laghi, un’oasi del WWF, due fiumi e decine di aree archeologiche. Si suddivide in diversi tratti, cui è stato dato il nome di una bandito famoso dell’epoca: il Sentiero Fioravanti, il Sentiero Ansuini, il Sentiero Menichetti e infine il Sentiero Tiburzi (il brigante più noto e paradigmatico, una vera e propria leggenda locale).

Il Sentiero dei Briganti è l’occasione per viaggiare in un territorio poco conosciuto, seguendo un filo conduttore di vicende realmente accadute e leggende tramandate di bosco in bosco: esso si spinge nel cuore dell’Alta Tuscia, dai pressi di Acquapendente fino ad arrivare a Vulci, percorrendo insidiose e tortuose vie che attraversano la folta vegetazione dei boschi collinare e le pianure rigogliose e luminose che preannunciano la Maremma, in Toscana.

Il percorso, che è preferibile affrontare a piedi, a cavallo o in mountain-bike, tocca due riserve naturali regionali (Monte Rufeno e Selva del Lamone), l’Oasi Wwf di Vulci, i laghi di Bolsena e Mezzano, i fiumi Paglia e Fiora. E decine di aree archeologiche, chiese rupestri, eremi, romitori, grotte e cavità sparsi ovunque come semi, moltiplicando la bellezza di minuscoli borghi come Proceno, Acquapendente, Onano, Grotte di Castro, Gradoli, Latera, Farnese, Ischia di Castro, Valentano: sentinelle svettanti da rupi e rocce di tufo a guardia delle forre, ciascuna con una torre, un castello, una famiglia nobile da ricordare, una storia da raccontare.

Al sentiero si accede da punti diversi e lo si può percorrere facilmente grazie alle frecce direzionali poste agli incroci con altre strade e a una serie di pannelli informativi che narrano la storia dei luoghi e dei delitti commessi dai briganti.

Per saperne di più, suggeriamo il sito dedicato. Per chi ama la bici, c’è anche L’angolo del Biker.


Sentiero dei briganti

Tutto pronto per la terza edizione di All Routes lead to Rome

Inaugurerà esattamente tra un mese – il 16 novembre 2018 – la terza edizione di “All Routes lead to Rome“, il Meeting degli Itinerari, delle Rotte, dei Cammini e delle Ciclovie che continua a sorprendere con le sue formule innovative, mirando a diventare una piattaforma nazionale per la mobilità dolce, in forma di dialogo strutturato tra le istituzioni, le imprese, il terzo settore e i cittadini.

(altro…)

Con il Cammino naturale dei Parchi, l’ambiente è sviluppo

L’idea del Cammino Naturale dei Parchi nasce nel 2016, parallelamente alla proclamazione dell’Anno nazionale dei Cammini da parte del Ministero dei Beni Culturali ed a quella del Giubileo Straordinario della Misericordia, con l’intento di creare un percorso opposto rispetto a quelli ai quali siamo abituati: non giunge a Roma ma esce dalla Città eterna – da sempre meta di pellegrini e di turisti – attraversa fondi valle storici e si dirige verso alcune piccole grandi meraviglie del nostro Paese, nascoste tra i boschi dei nostri monti e quindi spesso sconosciute.

(altro…)