Sostenibilità

Usare l’autobus per rispettare l’ambiente?

È dimostrato che gli autobus sono molto efficienti in termini di consumo di carburante ed emettono un livello estremamente basso di gas a effetto serra. Ma viaggiare senza produrre nessuna emissione di CO2 rimane comunque difficile, anche scegliendo di utilizzare solo autobus Euro6. Con la startup BusForFun è però possibile ridurre l’impronta ecologica.

Il mondo della mobilità dolce si evolve. Non solo viaggia a piedi, in bicicletta, a cavallo, in kayak o in barca a vela, ma anche con treni storici, auto elettriche e… autobus. Autobus? Sì, perché il viaggio collettivo verso mete, destinazioni (e ora anche grandi eventi) è ora possibile grazie all’iniziativa di una startup innovativa: BusForFun parte da oltre 250 località in tutta Italia, anche dai piccoli centri nell’entroterra, difficilmente collegati dai mezzi pubblici, con un sistema di prenotazioni online che consente di giungere alla meta senza ricorrere all’auto.

Non solo. BusForFun pianta un albero per ogni viaggio, su base volontaria: al momento della prenotazione online, offre l’opportunità di versare un piccolo contributo ambientale per la compensazione delle emissioni di CO2 consumate dal viaggio, attraverso un calcolo in tempo reale delle distanze e del numero di passeggeri. L’importo così raccolto è sommato ad un ulteriore contributo che la startup dona ad un progetto certificato in conformità agli standard ambientali internazionali, per far fronte al cambiamento climatico.

Viaggiare per divertimento, viaggiare per raggiungere un grande evento sportivo o di spettacolo, coinvolgendo soprattutto i più giovani nella salvaguardia delle biodiversità e dell’equilibrio del pianeta: le proposte di viaggio di BusForFun rappresentano anche una modalità attiva di fare educazione ambientale.

Viaggiare per far crescere i boschi

I viaggi “collettivi” proposti da BusForFun, oltre a tentare di ridurre al minimo le emissioni, compensano con ulteriori contributi preziosi per l’ambiente e per le popolazioni del luogo. Ecco quattro esempi di intervento:

HAITI

Dal 2005 AVSI opera nella regione del dipartimento sud in Haiti, promuovendo progetti di riforestazione e contribuendo al recupero di 2400 ettari di terreni montuosi nella zona del parco Macaya. Attualmente ad Haiti, come conseguenza di ragioni storiche e soprattutto economiche, il degrado ambientale è molto alto, in particolare rispetto alle risorse forestali. Il progetto di riforestazione avrà un impatto economico e sociale su 3,600 beneficiari, fornendo un reddito alternativo alle attività di taglio illegale. L’obiettivo del progetto è di ridurre l’erosione del suolo, restaurare la stabilità idrogeologica e incentivare la produttività delle zone circostanti il parco Macaya.

MALAWI

COOPI (Cooperazione Internazionale) è un’organizzazione umanitaria italiana laica e indipendente che lotta contro ogni forma di povertà per migliorare il mondo. E’ stata fondata nel 1965 da padre Vincenzo Barbieri. In oltre 45 anni di lavoro abbiamo realizzato 1.400 progetti in 59 paesi, coinvolgendo 50 mila operatori locali e assicurando un beneficio diretto a 80 milioni di persone. Oggi COOPI è presente in 24 paesi con 176 progetti di sviluppo e di emergenza. I principali finanziatori istituzionali principali sono l’Unione Europea, le agenzie dell’ONU, il Governo italiano, gli Enti locali e altri Governi Europei. COOPI è sostenuta da donatori privati, da aziende, da fondazioni e volontari.

KENYA

Wide rescue initiative organization (WRIO) è una ONG kenyota che si occupa del miglioramento delle condizioni di vita delle comunità rurali attraverso la conservazione ambientale. Il progetto è indirizzato in particolare alle comunità del distretto di Kisii attraverso l’introduzione di attività di coltivazione combinata di alberi forestali e da frutto. WIRIO lavora con organizzazioni locali ben ramificate quali gruppi giovanili, cooperative di donne e contadini per creare vivai sostenibili e promuovere lo sviluppo di un sistema agroforestale. Gli alberi permetteranno agli agricoltori di incrementare la produzione migliorando le loro condizioni di vita. Inoltre il progetto offre molteplici prodotti derivati quali frutta secca, noci, semi, oli, baccelli e foglie che possono essere rivendute al pubblico. I contadini potranno usare i frutti per iniziare nuove attività commerciali vendendo ad esempio manghi o moringhe essiccate o miele.

CAMERUN

La varietà dei paesaggi è ciò che più di ogni altra cosa rende unico questo paese dell’Africa centro-occidentale. I suoi 400 Km di costa affacciati sull’Oceano Atlantico sono il fronte di una pianura che mentre ci s’addentra nel paese lascia il posto a vari altipiani, spesso caratterizzati da foreste pluviali equatoriali. Non mancano le montagne, come il monte Camerun, che coi suoi 4.095 metri è una delle vette più alte dell’intera Africa. 
L’avventura di Treedom è iniziata nel 2010 proprio in Camerun, dove l’intervento è orientato allo sviluppo di progetti di piantumazione di alberi di Cacao, al fine di migliorare la sicurezza alimentare della popolazione rurale, incrementare le risorse agricole locali e offrire opportunità di reddito aggiuntive.


+INFO: busforfun.com

Bologna approva il Piano Urbano Mobilità Sostenibile

Approvato il Piano Urbano della mobilità sostenibile: ecco la ‘rivoluzione’ metropolitana. Tutti i progetti strategici della mobilità.  Il PUMS bolognese è il primo approvato in Italia, a livello metropolitano.

Ecco tutti i progetti per una “rivoluzione” sostenibile della mobilità:

Il PUMS – il primo approvato in Italia, a livello metropolitano – immagina una Bologna metropolitana che nel 2030 sia accessibile, sostenibile e competitiva. Una città metropolitana nella quale – ribaltando le proporzioni attuali – la mobilità sostenibile (piedi, bici, trasporto pubblico) arrivi al 60% (il 70% nella città capoluogo).

Bologna centro universitario, economico, turistico e culturale, che sia una delle aree più accessibili del Paese collegando il nuovo sistema di mobilità e tutti i nodi di accesso (stazione AV, aeroporto, caselli autostradali) con l’intera area metropolitana.

Il PUMS inoltre propone un approccio originale e fortemente integrato fra politiche urbanistiche e scelte territoriali, potenziamento dei servizi, infrastrutture di mobilità, politiche tariffarie, promozione della mobilità dolce, politiche di incentivazione e disincentivazione dei comportamenti di mobilità, nuovi servizi di smart mobility che mirano ad obiettivi ambiziosi.

L’obiettivo del Piano (360 pagine di relazione, 260 di quadro conoscitivo e 20 allegati) è arrivare al 2030 ad una riduzione del 40% delle emissioni di gas serra da traffico: questo significa che 440.000 spostamenti in auto (su un totale di 2,7 milioni di spostamenti che ogni giorno avvengono nell’area metropolitana) dovranno essere effettuati su mezzi sostenibili, in particolare trasporto pubblico (+19%) e bici (+14%).

Potenziamento del trasporto pubblico 

  • Biglietto unico metropolitano / Integrazione tariffaria multimodale estesa a tutta la rete di trasporto pubblico in ambito metropolitano,
  • Potenziamento e ottimizzazione del Servizio Ferroviario Metropolitano (SFM) con treni ogni 15 minuti in ore di punta e linee passanti (sulla S1: Porretta-Bologna-San Benedetto Val di Sambro – S2: Vignola-Bologna-Portomaggiore e S4: Ferrara-Bologna-Imola), che consentirà, per esempio, a un utente di prendere il treno a Sasso Marconi o a Casalecchio e scendere in una stazione SFM di Bologna come Mazzini o di arrivare a Pianoro diventando così una metropolitana di superficie. Il potenziamento dell’SFM passa anche dal raddoppio parziale della Porrettana, della Vignolese e della Veneta.
  • Potenziamento della rete portante urbana di Bologna, anche con l’introduzione del tram a partire dalla linea rossa (Borgo Panigale-Caab) la cui progettazione sarà consegnata a Roma a metà dicembre.
  • Metrobus. Potenziamento della rete portante metropolitana con l’individuazione di linee bus prioritarie caratterizzate da sistemi di velocizzazione del servizio (Bus Rapid Transit – BRT).
  • Rete bus extraurbana. Potenziamento e ottimizzazione della rete metropolitana per i collegamenti intercomunali e di adduzione alla rete portante, e i principali collegamenti trasversali tra Comuni.
  • Creazione di 30 Centri di Mobilità, punti principali di interscambio tra modalità di trasporto e creazione del nuovo “Terminal area Fiera” nel quale confluiranno le linee nazionali (Flixbus ecc.) per non congestionare l’area centrale della città. Nel terminal ci sarà interscambio anche tra tram, autostrada (uscita fiera) e grande parcheggio Michelino divenendo così il più importante punto di interscambio dell’Emilia-Romagna.

Spostamenti a piedi o in bici 

Il Pums prevede un biciplan metropolitano con 700 chilometri di nuove piste per oltre 150 milioni di euro di investimenti e una rete che consenta percorsi continui per la mobilità quotidiana oltre a un’importante rete cicloturistica (reti di cui, per la prima volta, vengono presentate le mappe).

Per favorire la mobilità pedonale si vuole poi: riorganizzare lo spazio stradale per migliorare la sicurezza, tutelare l’utenza scolastica (anche tramite Percorsi Sicuri Casa-Scuola e l’istituzione di isole scolastiche temporanee), istituire nuovi ambiti a fruizione pedonale privilegiata e nuove pedonalizzazioni. Si passa inoltre dal concetto di “zone 30” a quello di “Città 30”, con velocità massima a 30 km/h nella rete urbana (esclusi gli assi primari).

Mobilità sostenibile condivisa 

Nei diversi capitoli del Pums, molte sono le strategie per arrivare a una mobilità sostenibile in uno spazio non più conteso ma condiviso. Già attive, e da estendere nei prossimi anni ai Comuni metropolitani, sono le forme di bike e car sharing. La diminuzione dell’auto privata a vantaggio di modalità sostenibili passerà anche da meccanismi premianti, come il “bonus mobilità sostenibile” ai cittadini virtuosi e che rinunciano all’auto.

Mezzi inquinanti 

Lo stop ai mezzi privati più inquinanti, già previsto dal PAIR regionale, avverrà nei prossimi anni anche con l’ausilio delle nuove tecnologie. Nascerà un’Area Verde nel Comune di Bologna, con una prima attuazione in via sperimentale di regole di limitazione degli accessi alle auto sull’intero territorio del centro abitato. Per la ZTL Centro Storico di Bologna, si prevede la progressiva inibizione a tutti i veicoli non rispondenti alle norme PAIR negando il rilascio del contrassegno ai veicoli non ambientalmente sostenibili.

Per tutelare la salute dei cittadini Città metropolitana e Comune decidono dunque (con un congruo tempo di avviso agli automobilisti) di far rispettare i divieti per i veicoli più inquinanti, già stabiliti a livello regionale e di bacino padano, attraverso l’utilizzo di telecamere, come avviene nelle più moderne città europee.

Inoltre le flotte di bus, taxi, mezzi degli enti pubblici dovranno terminare la transizione verso l’elettrico: per questo dal 2020 i nuovi bus urbani saranno solo elettrici.

Infine si prevede lo stop alla costruzione di nuove strade metropolitane se non già inserite negli strumenti di pianificazione vigenti e la riqualificazione di quelle esistenti (con un investimento di 150 milioni di euro) con una particolare attenzione a evitare la “concorrenza” con le linee Sfm e a ridurre la congestione stradale.


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