Trasporto pubblico

15° Rapporto degli Italiani con la mobilità

Meno auto, più mezzi pubblici stabili e molta bicicletta: così gli italiani desiderano il futuro delle città e dei territori diffusi del Paese.

Aumenta il numero di cittadini in movimento e crescono gli spostamenti per tempo libero. E se il trasporto pubblico delude? Rimane inchiodato al 10 per cento di share modale, mentre fa un balzo in avanti la mobilità dolce ,a piedi e in bicicletta: questi i dati del 15esimo “Rapporto sulla mobilità degli italiani“ curato da Agens, Anav e Asstra, coordinate per la parte scientifica dall’Isfort.

«La percentuale di cittadini che nel giorno medio feriale effettua almeno uno spostamento – si legge nello studio – è salito nel 2017 di ben 5 punti rispetto al 2016 (dall’83,6% all’88,5%) e segue un accentuato trend positivo dal 2012». I motivi degli spostamenti? «Balza agli occhi l’impennata del peso del tempo libero (dal 34,8% del 2016 al 41,2% del 2017), a scapito soprattutto della componente più sistematica del lavoro e studio».

«Il dato centrale registrato nel 2017 – prosegue lo studio – è la crescita prepotente della c.d. “mobilità dolce” (non motorizzata); gli spostamenti a piedi sono balzati dal 17,1% del totale nel 2016 al 22,5% nel 2017, così come la quota modale della bicicletta ha superato per la prima volta il 5% (5,1%, quasi due punti in più rispetto al 2016)»

Non si può fare a meno di sognare un decollo degli spostamenti sostenibili, ma è davvero così? Non proprio. «La quota di spostamenti effettuati con mezzi a basso impatto (trasporto pubblico, bicicletta, pedonalità) si è attestata nel 2017 a circa il 38% del totale, in forte recupero nell’ultimo biennio, ma in linea con la performance registrata ad inizio millennio». Il rapporto invita a placare le fantasie e gli ottimismi, a vantaggio della cautela: «Per fare un passo in avanti, dunque, le politiche pubbliche centrali e locali per la mobilità sostenibile hanno bisogno di ulteriore spinta e continuità, nelle aree urbane come nei territori diffusi del Paese».

Anche la sharing mobility fa registrare numeri in ascesa, ma in un quadro complessivo che lascia emergere grossi squlibri. «L’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility ha infatti calcolato che circa 18 milioni di italiani sono potenzialmente in grado di usufruire di almeno un servizio di mobilità condivisa, quindi poco meno del 30% della popolazione complessiva che tuttavia risiede in soli 278 comuni (il 3% del totale) tra cui tutte le grandi città», si legge nel report. In altre parole, oltre le mura delle metropoli non c’è speranza.